CENNI SULLA PREISTORIA

(di Buzio Alberto)

Il ritrovamento di abbondanti resti fossili animali e di manufatti inquadrabili nel periodo neolitico, conducono a presupporre che tutta la zona del Nord Africa, dall’Algeria al Marocco all’Egitto, dall’Etiopia al Tanganica, nel Quaternario ha goduto di un clima diverso da quello attuale.
Le oscillazioni climatiche, dovute alla variazione del polo magnetico terrestre hanno dato luogo alla formazione di zone di prateria umida e grandi laghi, di cui uno occupava parte dell’attuale arida regione del Tenerè, dove vivevano gli ippopotami e sulle cui rive sono stati trovati abbondanti resti neolitici riferibili ad attrezzature da pesca.
Se l’Europa e parti di altri continenti erano soggetti a periodi di glaciazioni (l’ultima che tra l’altro ha interessato anche l’Italia è stata quella del Wurm durata tra 38000 e 18000 anni fa); il Nord Africa, o meglio la sua parte corrispondente all’attuale Sahara, era interessata da un clima assai più mite. Basti rammentare che ancora durante l’impero romano la Libia era chiamata “il granaio di Roma”.
Non c’è dunque da meravigliarsi se proprio l’Africa risulta il continente in cui si possono leggere vari e diversificati stadi dello sviluppo umano, dato che l’assenza di estese antropizzazioni e la sostanziale ‘tranquilla’ sedimentazione hanno preservato le stratificazioni in diverse aree.
Ed è questo uno dei motivi per i quali si susseguono frequentemente scoperte di importanti resti fossili umani in località - ormai famose - quali la Gola di Olduvai nella Tanzania settentrionale e la valle dell’Omo nell’Etiopia meridionale. Questi siti fanno parte di un corridoio vero e proprio di diffusione e di scambio di conoscenze ed esperienze che al di là delle barriere climatiche latitudinali hanno permesso l’attraversamento longitudinale dell’Africa fin dai primordi dell’umanità.
I gruppi umani del Paleolitico dovevano essere avvezzi a vere e proprie migrazioni al seguito dello spostamento dei branchi di selvaggina, che costituivano il principale alimento del tempo. Tuttavia in molte zone i grandi ritrovamenti di pietre lavorate attestano prolungati periodi d’insediamento stabile.
Nell’erg sahariano e nel reg fino ai contrafforti del Rif marocchino l’estesa diffusione di strumenti di pietra, vari e differenziati, permette di seguire con continuità il processo d’affinamento delle capacità culturali che ha dato origine al periodo denominato “rivoluzione neolitica”.

All’ingresso della grotta Kef Aziza, nel contesto di quanto sopra detto sono stati trovati dei reperti (fotografati e successivamente lasciati sul posto) sia di resti litici (selci) che per la tipologia della lavorazione si possono descrivere come raschiatoi e punte di freccia, ma anche frammenti di ciotole in terracotta colorate con ocra rossa (forse corredo di sepolture?) e altre striate a spina di pesce o puntinate mediante pettini di osso e probabilmente utilizzate per la cottura di cibi. Tale materiale con tutta probabilità si può far risalire al Periodo Capsiano (dal nome della attuale città di Gafsa, conosciuta come Capsa, nel periodo della dominazione romana, attualmente localizzata nell’attuale Tunisia, dove venne per la prima volta studiata questa particolare civiltà). Tale periodo sta a cavallo tra la fine del Paleolitico e l’inizio del Neolitico ovvero tra il 10.000 e il 4.700 A.C.

Bibliografia

Laureano P., 2001
Sahara, oasi e deserto . Un paradiso perduto ricco di storia e civiltà
Editrice Giunti

     
 
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